Russia: il bombardamento del convoglio dell’ONU è stato un diversivo americano

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Com’era ovvio, sull’attacco a un convoglio ONU in Siria la macchina del fango è entrata in azione a tempo di record. In testa al plotone di chi accusa l’esercito siriano e quello russo ci sono USA, Francia e l’inutile ex ormai numero uno  dell’ONU, Ban Ki-moon. A vario titolo hanno puntato il dito contro Damasco e Mosca, ma hanno scordato un particolare: le prove.

Chi invece ha portato tracciati radar e filamti girati dai droni, chiedendo un indagine indipendente sull’accaduto è stato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov. Risposta alla sua richiesta? Casualmente, non pervenuta.

Di seguito è riportato il comunicato ufficiale del portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov in risposta alle accuse diffuse dal consigliere statunitense per la sicurezza nazionale, Ben Rhodes, secondo le quali la Russia avrebbe compiuto un attacco aereo su un convoglio umanitario ad Aleppo lo scorso 19 settembre: “La gravità delle accuse espresse dal vice consigliere del Presidente degli Stati Uniti in materia di sicurezza nazionale, il signor Ben Rhodes, che ha accusato la Russia di avere eseguito un attacco aereo su un convoglio umanitario a Aleppo, così come le affermazioni da parte americana sulla presunta presenza in quel punto di un Su-24, ci costringono a rivelare i dettagli del tragico incidente del 19 settembre.Nessun aereo russo ha effettuato bombardamenti nel settore di Urum al-Kubra ne c’era alcuna intenzione di farlo. Non c’erano aerei russi nella zona.Comincerò con il fatto che il Ministero della Difesa della Russia è in possesso di informazioni oggettive riguardanti il controllo dello spazio aereo nella sera del 19 settembre, quando un attacco aereo sarebbe stato lanciato contro il convoglio umanitario.

Inoltre, la sera del 19 settembre, nel corso di conversazioni telefoniche, un rappresentante del comando dell’aviazione degli Stati Uniti avente il grado di colonnello era stato ben informato dal rappresentante russo del comando della base aerea di Hmeimim. Il suo nome è ben noto alla parte americana.
Tuttavia, la stessa sera del 19 settembre, in questo settore, ad un’altitudine di 3600 metri e ad una velocità di 200 chilometri all’ora è stato rilevato un drone da bombardamento della coalizione internazionale che era decollato dalla base aerea turca di Incirlik. Il velivolo è stato identificato dai nostri sistemi di controllo aereo come un velivolo aereo senza equipaggio del tipo Predator. Questo aereo ha volato sulla zona residenziale di Urum al-Kubra, dove è passato il convoglio per diversi minuti prima che avvenisse l’esplosione. Il drone è andato via dopo circa 30 minuti.
Voglio sottolineare che, come nel caso della tragedia di Deir ez-Zor del 17 settembre, quando più di 200 persone sono state uccise e ferite a seguito di un attacco aereo della coalizione americana, non abbiamo tratto alcuna conclusione infondata.
Il motivo per il quale questo drone si trovava in quel punto in quel momento e quale missione ha effettuato, è noto ai suoi comandanti.
Spieghiamo questa cosa in particolar modo per il signor Ben Rhodes: questo tipo di drone può non solo monitorare una situazione, ma può anche effettuare degli attacchi a terra, nonché bombardare con alta precisione degli obiettivi terrestri.Ora voglio richiamare l’attenzione su alcuni aspetti in particolare. Nei giorni scorsi le accuse infondate che sostengono che la Russia abbia effettuato dei bombardamenti indiretti in Siria (come per esempio, oggi a Khan Tuman) stanno crescendo in modo esponenziale. Questo trucco è ben noto a tutti. Le motivazioni sono evidenti.
I nostri colleghi occidentali stanno facendo di tutto per “tacere” sulla tragedia di Deir ez-Zor, diffondendo informazioni per fare rumore e distogliere intenzionalmente l’attenzione della comunità internazionale dall’offensiva di Jebat al-Nusra su Aleppo e coprire in tal modo il fallimento degli Stati Uniti nel distinguere tra i gruppi di opposizione moderata ed terroristi in Siria.”

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Il ministro degli Esteri americano, John Kerry,a seguito di quello che gli USA hanno chiamato “un incidente”, ovvero il bombardamenti di una colonna di militari siriani, hanno chiesto l’imposizione di una “no fly zone”, di fatto l’interdizione al volo per i caccia dell’aeronautica siriana, ma è anche arrivata a stretto giro di posta dal cambio delle regole d’ingaggio posto in essere dai russi, i quali da oggi in poi colpiranno qualsiasi velivolo attacchi l’esercito siriano, siano essi americani o israeliani.

Per finire, pur non essendoci conferme della notizia ( cosa normale, vista la delicatezza delle situazione), la Russia non si sarebbe solo limitata a portare le prove, ma avrebbe già risposto all’incidente che ha visto morire sotto il fuoco USA una settantina di soldati siriani. Mercoledì, infatti, le navi da guerra russe di stanza al largo della Siria avrebbero colpito e distrutto un centro di operazioni militari, uccidendo quasi una trentina di ufficiali dei servizi segreti israeliani e occidentali.

Fonte della notizia: Il Sussidiario.net, Fort Rus – pagina Facebook

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